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Storia e famiglia
I Colombini sono un’antica famiglia senese, che ha ricoperto cariche di governo a Siena da poco dopo l’anno millecento.
Il nostro primo antenato a figurare nelle cronache è un mercante, Tignoso.
Veniva dal suo Castello appena fuori Siena, Uopini, dove il Palazzo originario di famiglia divenne Ospedale nel Medioevo e ancora esiste.
Il figlio di Tignoso, Mino, era detto Colombino e i suoi familiari detti Colombini; da qui viene il nome della famiglia.

Nel 1200 la famiglia fu accolta nella nobiltà senese ed ebbe diritto allo stemma, e si fregiò di quattro colombe d’oro in campo azzurro divise da una croce d’oro.
Il tempo si è portato via il Motivo della croce, oggi non sappiamo se fu per via di una crociata o, più semplicemente, per segnalare la particolare pietà della famiglia.

1200 – 1500
Nel ‘300 la famiglia aveva abbandonato il commercio della lana e si era data all’impresa bancaria; aveva aperto un banco a Siena con succursali in varie città italiane e a Marsiglia. I Colombini ottennero i castelli di Monte Benichi e Topina dalla Repubblica di Siena, per intercessione di Alfonso Duca di Calabria del quale godevano il favore. A questi si aggiunse una quota del castello di San Giovanni d’Asso, e il Castello di Poggio alle Mura a Montalcino; questo avviene nel 1352, è una data importante perché è quella del primo arrivo della famiglia a Montalcino.
Tra alterne vicende da allora vi resteremo, e siamo ancora qua.

Il XIV secolo è stato uno dei periodi di massimo fulgore della famiglia, ve ne saranno altri dopo molte cadute rovinose, ma la peggiore è proprio in questo periodo; Giovanni Colombini (il nome ricorre spesso in famiglia) già Gonfaloniere e Senatore a Siena, venne preso da furore mistico, e indossò il saio donando ai poveri tutti i suoi beni terreni. La moglie Biagia e i figli vennero convinti a farsi monaci anch’essi in letizia e povertà, cosa avvenne dei numerosi figli illegittimi e delle amanti non si sa.
La Chiesa lo farà beato e riconoscerà il suo ordine monastico dei Gesuati, ma il resto della famiglia prese malissimo la cosa perché buona parte del cospicuo patrimonio di famiglia era sparito. Anche una cugina di Giovanni lo seguì, si chiamava Caterina e divenne essa pure beata e fondatrice delle monache Gesuate, ordine che si estinse nel 1952.

Non tutti i Colombini erano però santi, per esempio c’era Tommaso che fu membro della brigata spendereccia di Cecco Angiolieri, e fu gaudente, donnaiolo e mediocre poeta. Altro spirito bislacco fu Stefano, che a fine ‘500 cavò un occhio durante una lite al Governatore di Montalcino e dovette rifugiarsi oltre confine.

1500 – 1800
In generale i Colombini furono piuttosto intristiti ed impoveriti dall’avo beato, e furono costretti ad arrangiarsi fino alla metà del ‘500. A quel punto decisero di cambiare bandiera e di allearsi con i fiorentini, e fu una scelta fortunata perché quando Cosimo dei Medici prese Siena li portò con sé e li restaurò in beni e cariche.
Cosimo, Lucrezio, Ascanio e Giovanni Colombini fecero parte dei cento gentiluomini senesi incaricati dal governo della città sotto i fiorentini, e le proprietà si estesero di nuovo verso l’Amiata dove si insediarono vari rami della famiglia.

Nel 1560 Cosimo Colombini fu Podestà di Montalcino, carica ricoperta di nuovo da Giovanni Colombini 470 anni dopo. Cosimo fu un altro scavezzacollo, geloso della bella moglie Girolama Salvani, e per gelosia o forse per l’innocuo scherzo di una palla di neve tirata a tradimento uccise Alessandro Piccolomini, potente nipote del Papa.

E meno male che Cosimo era simpatico al suo omonimo Granduca di Toscana che lo graziò, altrimenti la stirpe dei Colombini sarebbe finita con sua condanna a morte.
Tanti altri Colombini servirono il Granduca come soldati e marinai, tra questi Antonio, Francesco, Stefano, e Torquato, che combatte contro i turchi a Lepanto. Altri furono giuristi famosi, e soprattutto Leonardo e Panfilo. Giulio Cesare Colombini fu invece un letterato, e raccolse e pubblicò le lettere del beato Giovanni.
La famiglia si divise in vari rami, ora tutti estinti salvo il nostro che nel ‘700 si stabilì a Lucca dove, 1748 assunse il titolo di conte per diploma di Maria Teresa  d’Este, Duchessa di Massa e Principessa ereditaria di Modena.

1800 – Oggi
Ai primi dell’800 la famiglia viveva in una tenuta a Carmignano, vicino a Lucca, ma manteneva ancora forti legami con Siena.
Paolo Colombini, il terzogenito, era laureato in legge e aveva avuto due piccoli poderi superstiti a Montalcino. Così scelse di usare la sua laurea, di lasciare la vita di agrario e dedicarsi alla professione di notaio.

Memore delle tradizioni di famiglia e per seguire il vescovo di Lucca, che era divenuto vescovo di Montalcino, scelse di tornare in questa città, dove avrebbe anche potuto seguire le piccole proprietà di famiglia che ancora vi esistevano.
Fu una scelta fortunata, perché così iniziò un nuovo capitolo della storia dei Colombini, che ancora oggi dura.

Suo figlio, Pio Colombini scriveva nel suo passaporto “di condizione possidente” e produsse le prime bottiglie di Brunello che abbiamo in cantina, ma fu anche professore universitario di genio e scoprì la prima cura efficiente contro la sifilide.
Sposò Elina Padelletti, discendente da un’antica famiglia nobile montalcinese, che portò in dote alla famiglia la villa dei Podernovi dove oggi si trovano la cantina e tutti gli opifici.

Con Giovanni Colombini, nato nel 1906, la famiglia trovò un innovatore, un pioniere della viticoltura a livello mondiale.
Sua è la prima enoteca pubblica italiana, realizzata nel 1938 nella fortezza di Montalcino che restaurò come Podestà; sua è negli anni ’30 la prima vendita per corrispondenza del vino toscano, sue le prime esportazioni di Brunello in tutti i più importanti mercati del mondo e sua un’idea che ha cambiato la storia del vino italiano; negli anni ’60 realizzò alla fattoria dei barbi la prima azienda italiana che produceva e vendeva centinaia di migliaia di bottiglie di vino italiano di qualità a prezzi altissimi, trasformando un prodotto per poche decine di eletti in un fenomeno di massa.

L’apertura al pubblico della Cantina dei Barbi negli anni ’50 è uno degli atti di nascita del turismo del vino. Dopo la morte di Giovanni Colombini nel 1976, la fattoria dei Barbi è stata guidata dalla figlia Francesca e poi dal nipote Stefano, che a loro volta hanno sviluppato ed esteso le proprietà di famiglia creando quello che potete vedere venendoci a trovare a Montalcino, dando così seguito ad una grande tradizione.

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